Il vino naturale, il gatto e la volpe

Il forte legame con la nostra terra ci ha imposto di stabilirci qui sull’ Etna. L’esigenza era anche quella di vivere una vita più vicina alla Nostra natura, di limitare i contatti diretti con i portatori di kaos, di ridurre al minimo i rapporti con i media.

E ci siamo riusciti, pur essendo dei piccoli produttori di vino che avrebbero avuto tutto l’interesse a fare l’opposto. Tutta la nostra attività lavorativa, compreso i contatti con i rivenditori del nostro vino si svolgono qui in quanto non partecipiamo a fiere, manifestazioni, degustazioni o ad alcun evento di nessun genere (quello è un altro lavoro).

Da oltre dieci anni leggiamo quello che viene scritto sui vini naturali e, considerando che ne abbiamo pieno titolo, riteniamo di dover intervenire sull’argomento per poter aiutare la collettività a decifrare un termine che molto spesso è stato utilizzato da produttori impreparati e da giornalisti oltre che impreparati anche addomesticati.


Il gatto

Per produttore impreparato intendiamo tutti quei produttori che non sanno niente di agricoltura in generale e figuriamoci di agricoltura organica-biodinamica, che ovviamente non lavorano in prima persona sul campo, neanche con la sola presenza, magari vivono da un’altra parte a migliaia di chilometri di distanza e di conseguenza delegano un capo squadra del luogo per mandare avanti i vigneti spesso in modo sconsiderato, utilizzando solo prodotti di sintesi e sistemici ma certificati per l’ agricoltura biologica.
Questa è agrichimica e non si può chiamare neanche Agricoltura e tantomeno agricoltura organica. Possono anche lavorare in modo artigianale in cantina ma non producono vino naturale.

La volpe

Ad aggravare questo scenario ci pensano i giornalisti al soldo che per descrivere i vini naturali cominciano dalla cantina, dai solfiti, i lieviti ecc. come se l’aspetto agronomico da cui proviene l’uva non esistesse. Non conoscono neanche il concetto più elementare di agricoltura e parlano, scrivono e convincono come dei veri imponitori .

Conclusioni

Per chi è nato e cresciuto in queste zone non esisteva il vino naturale e il vino convenzionale o non sappiamo come lo chiamate, esisteva il vino. Un po’ tutti avevamo un po’ di vigna da qualche parte qui sull’ Etna e il vino che si consumava poteva essere tuo o di un tuo parente o un amico e non era neanche immaginabile che fosse innaturale.

Tuttavia visto che le cose sono cambiate considerevolmente vi diamo delle informazioni su come noi lavoriamo per ottenere il nostro vino auspicando di poter essere un buon riferimento e una linea guida per classificare un vino come “naturale”:
– Piena conoscenza del suolo e della sua gestione
– Conoscenza delle piante e delle loro esigenze
– Conoscenza dei minerali (naturali) di cui si nutrono le piante
– Conoscenza del loro habitat migliore
– Conoscenza sui rimedi naturali contro malattie ed insetti
– Capacità di preparazione di poltiglie naturali
– Lavoro in prima persona e con la propria testa
– Continua presenza in campo per un monitoraggio continuo
– Consapevolezza del concetto di eco sostenibilita’
– Rispetto per l’ambiente e la salute
– Assenza di qualsiasi prodotto o tecnologia per il miglioramento del vino
– Sveglia alle 5:00 a letto presto


Cesare vigna

Cesare vino